Volcom Bowl-a-Rama Getxo recap

Osde

Txt e foto: Fumaz

Il Volcom Bowl A Rama di Getxo si è appena concluso e il web è invaso da mille recap & reports dall’unico denominatore comune: l’evento è stato una bomba. Meteo perfetto, cosa più unica che rara in un’estate più da Benelux che mediterranea, uno skatepark che trasuda la storia del vecchio continente ed una pro rider list da “album figurine panini”.
Ci sono alcuni aspetti, però, situazioni, momenti, a volte attimi che sfuggono all’affollatissimo terrazzino dei pur bravissimi fotografi presenti.
Proveremo a citarne qualcuno, tanto per farvi assaporare la parte più bella di questi “contest” che è molto lontana ancora dal giorno della gara e dal suo “ambito” monte premi.

Arrivamo il mercoledi, verso sera, il tempo di guidare dall’aeroporto direttamente ad Algorta dove è in corso una free skate session. Dobbiamo farci largo tra la folla di gente che tornando dalla vicina spiaggia si ferma incuriosita da una Kantera vestita a festa, dotata di una tribuna (su questa bisogna sicuramente migliorare) e una squadra di lavoratori intenti ad allestire il tutto per il grande giorno con la tipica flemme spagnola. Ce ne curiamo poco e raggiungiamo Giorgio (Zattoni) che ha appena concluso la sua sesh.

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Volcom e Kako skate ci accolgono con una mega grigliata di sarde al sale e birra, il tutto rigorosamente free. Abbiamo il tempo di gustare l’ottimo pesce ascoltando le prime impressioni sulla famigerata “killer bowl”. Un fagiolo che molto somiglia ad una backyard pool con raggi irregolari figli di un DYI di altri tempi che guardava oltre oceano. A detta di tutti la parte meno impegnativa è quella della deep, profonda, ma regolare.
Lo shallow end invece è da subito sotto accusa. Non esiste raggio li, si tratta di un vero e proprio muro. Giorgio stesso ci confessa che bastano un paio di trick li sopra a mo’ di miniramp per consumare tutta la benzina. Eppure, sempre parole di Zat, è come una ragnatela, il cervello dice di sfruttarlo con una bella carvata per poi sfoderare il trick sulla deep, ma passando di li la tentazione è troppo forte per non farci un paio di trick sopra.
Le parole cessano, ma la testa di tutti i rider è continuamente in moto, una linea disegnata con gli occhi osservando distrattamente la run di qualcun altro.

Giorgio Zattoni - Pic courtesy of Volcom

Giorgio Zattoni – Pic courtesy of Volcom

Altra difficoltà, la vicina presenza del mare e della spiaggia che spostano parecchia sabbia in prossimità della bowl. Nessun problema soprattutto se nelle vicinanze c’è la “vecchia” tigre delle Badlands. Mr Salba è tra i più mattinieri e, come sentito dire più volte in giro, si occupa della Kantera come fosse il suo park privato, spazzolandola, togliendo il minimo granello dal flat, segnando come sempre con il nastro nero le sue linee ( ma poi le fa ???), non prima però di averci deliziato con una lunga session di stretching da fare invidia ad una pole dancer. Niente male, al di la dell’inutilità pratica, per uno del 63. Attenzione ad appoggiarsi alle transenne, Salba potrebbe aver steso ad asciugare la sua roba ed occhio, il coping non è sempre libero, perchè per chiudere la sessione fitness non possono mancare un paio di pompate sulle braccia proprio li.

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Nel pomeriggio cominciano a comparire la maggior parte degli altri riders, solitamente divisi in crew. Tant’è che guardando la collina che arrampica dallo skatepark pare di essere al raduno di Cyrus con i guerrieri della notte. Così, di fianco alla crew di brasiliani, capitanata da Barros, intenti ad una sorta di game of skate su un jersey si possono scorgere i ragazzi di Antihero, GT incluso, aprire i propri scatoloni di tavole per venderle a 30 euro l’una a ragazzi visibilemnte increduli.
Lo scopo di questo bisogno impellente bisogno di soldi? Usate la vostra immaginazione se conoscete i personaggi ;-).

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Le giornate scorrono, quasi tutte uguali, in questa routine piacevole fatta di sole, skateboarding e volti e tricks finora visti solo sui media. Il più contento è chiaramente il nostro Nico (Nicola Vitali) che con la volontà di ferro che lo contraddistingue, stufatosi di skateare il concrete vert, si dirige verso la bowl e, approfittando di un momento di calma, droppa per la prima volta.
Da quel momento sarà letteralmente impossibile per noi staccare Nico dalla Kantera, fatto salvo un pomeriggio passato a Sondika in un altro concrete park, mentre gli organizzatori si preoccupavano di addobbare la bowl a festa con loghi e colori per il sabato.
Nico skatea bene, interpreta bene la bowl, grazie anche ai consigli di tutti i pro presenti che rimangono felicemente impressionati dalle sue linee tanto da affidargli da subito il nick “baby G” datogli la prima volta da Pat Ngoho.

Nico Vitali - Pic Fumaz

Nico Vitali – Pic Fumaz

Manca poco oramai, domani è il grande giorno, i riders sono pronti anche se la Kantera ha mietuto già le sue vittime partendo da un lester Kasai che si frattura la clavicola e un dito della mano nel training. Peccato, avevo trovato bene Lester, lui stesso mi confessa di essere dimagrito molto. Alla mia domanda su quale dieta avesse seguito mi risponde di aver smesso di bere le solite due bottiglie di sake che era solito bere ogni sera. Meglio così visto che a giorni sarà anche papà.

Tra i rider presenti lasciano il segno sicuramente Chris Russell, 17 anni, o 23 a seconda che stia parlando con me o con una “chica” spagnola. Intensità a mille e cattiveria pura. Cody Juneau, una scheggia impazzita fuori dalla bowl e una macchina da precisione all’interno. Cody ci confessa che fa una scuola speciale che gli permette di skateare, dove la presenza richiesta è di 1 volta a settimana. Lui però alle volte è assente quindi ci va una volta ogni 3. Il risultato è notevole, più tempo per skateare e ben investito, anche se qui a penalizzarlo fino alla quinta posizione c’è forse e, strano a dirlo, troppo poco cuore e troppo cervello.

Sky Siljeg - Pic courtesy of Volcom

Sky Siljeg – Pic courtesy of Volcom

Il più creativo rimane sicuramente Sky Siljeg, a partire dal suo abbigliamente stravagante, testimone di una città madre di tanti artisti come Seattle. I suoi trick sono quanto meno insoliti e ci avrei scommesso per il best trick che invece viene assegnato a parimerito a Felipe Foguinho e Omar Hassan (ma quell’adesivo Volcom sotto la tavola di Omar???).
Che dire poi di Pedro, se in video fa impressione dal vivo è da ricovero. Una velocità impressionante, controllo della tavola stupefacente che gli permette di rientrare da un air di 3 metri nella deep con i piedi già in posizione per il bs smith dall’altra parte. Pedro non pensa, basta guardarlo in faccia, Pedro improvvisa, vive sulla tavola ed è in grado di farle fare tutto quello che vuole, con una potenza ed un’intensità che nessuno ancora possiede. Guardandolo fisicamente sembra piantato in terra, il diametro dei suoi polpacci è come quello di un palo della luce, si dice che si sia fatto il fisco andando su e giù dalla ripida collina dove abita per andare a scuola. Vittoria strameritata.

Pedro Barros - Pic courtesy of Volcom

Pedro Barros – Pic courtesy of Volcom

Siamo alla fine, si vocifera già della prossima edizione e della possibilità di avere un vero e proprio circuito europeo, chi può dirlo. Staremo a vedere.
Noi intanto andiamo a cena, offre lo Zat che si piazza senza alcuna fatica e, grazie al suo stile inconfondibile, al 10° posto. Tra un paio d’anni potrà, se mai vorrà, girare nei masters e saranno dolori per tutti a mio parere. Intanto non lo disturbo, visto che è partito a raccontarmi un altro fighissimo aneddoto di quando e tavole erano grandi, con le grafiche fighe e si sfogliavano le riviste, starei ad ascoltarlo per ore.
Anni ’80 is a state of mind, ma dopo questa prima edizione del Bowl a Rama a la Kantera anche il presente non è affatto male, voi che dite?

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