Alberto Chimenti ITW

Photography

Dopo aver intervistato i protagonisti di ‘All The Way Down’, il nuovo video del team Vans italiano, è giunto il momento di fare quattro chiacchiere con il regista, Alberto Chimenti, che ormai da anni è l’occhio che sta dietro le produzioni nostrane del brand.

Ciao Chime, presentati ai nostri lettori.
Sono Alberto Chimenti, sto attualmente vivendo l’ultimo anno dei 20 e sono nato e cresciuto a Torino.
Mi diletto con l’uso della macchina da presa digitale (comunemente detta telecamera) da praticamente 15 anni ormai ed è anche ciò che mi da da mangiare. Da circa due, con alcuni soci (tra cui Patrick DeLorenzi), ho fondato The Good Life Studio, che è un collettivo di diverse figure professionali. Produciamo tutto ciò che è contenuto visivo, dalla grafica al video, dall’illustrazione alla fotografia e via dicendo. Molto probabilmente se tu lo puoi vedere, noi possiamo farlo.

Facciamo un passo indietro e introduciamo Alberto Chimenti skateboarder…
Bei tempi quelli, quando potevo uscire di casa con solo la tavola e l’iPod!
Scherzi a parte…Ho iniziato a skateare nel 2000 con Andrea “Bosio” Boido. Dopo qualche mese per imparare le basi nel parcheggio sotto casa, abbiamo timidamente iniziato a frequentare Piazza Castello, storico spot torinese ed allora punto di ritrovo della scena cittadina. Lì potevi trovare a skateare tutti quanti, da Fabio Palombino a Marco Mina, da Luca Pilone a Mario Marinelli. Tutta gente che ha fatto la storia dello skateboarding torinese e italiano, che guardavamo skateare nei video di Riccardo Ricci. Superata una prima comprensibile fase di enormi timori reverenziali, comunque, ogni giorno dei successivi anni è stata una scoperta che mi ha fatto sempre più innamorare dello skateboarding e di tutto ciò che ci gravitava attorno.
E poi nulla… Sono qui!

Quando invece hai iniziato ad apparsionarti di filming e quali sono stati i tuoi primi progetti video?
Ho iniziato ad appassionarmi al filming relativamente presto, credo dopo 4 o 5 anni al massimo.
Anzi…Più che ad appassionarmi, in realtà, è stata l’esigenza di filmarsi con i propri amici che mi ha spinto a prendere la camera in mano, come penso succeda un po’ a tutti.
Poi però, siccome sono molto pignolo, preferivo filmare io gli altri piuttosto che farmi filmare e pian piano sono passato allo stare più dietro alla telecamera che davanti.
Il primo progetto al quale ho mai lavorato è stato anche il primo video Problematic: “My Blame”. Che considero tutt’oggi come un piccolo miracolo messo in piedi da un gruppo di neanche 18enni. Il video di per sé, come potrete immaginare, non era propriamente meraviglioso, però é stato un ottimo esperimento che ci ha spinto a non fermarci e cercare di fare meglio in ciò che sarebbe venuto più tardi.

Quando è iniziata la tua collaborazione con Vans e come si è consolidata?
Ho iniziato a lavorare con Vans credo nel 2009 o 2010, in occasione del secondo Spring Classic. Poi, un poco alla volta, abbiamo aumentato il numero di collaborazioni su svariati progetti sino ad arrivare al 2012, anno in cui mi sono aggregato come filmer al tour in Marocco. Da lì in poi, beh, è stato amore!

Com’è nata l’idea di All the way Down?
Me lo chiedo tutt’ora! Ahahah…
In realtà credo sia stato un mix di fattori differenti e una buona dose di indecisione sul da farsi, che ci ha fatto optare per un tour in giro per l’Italia. Inizialmente io e Fede (Romanello) avremmo dovuto viaggiare in tutte le città dei rider e filmarli nei loro home spot, poi per svariati motivi legati al tempo, all’organizzazione del calendario, ecc. abbiamo deciso di concentrarci “soltanto” sulle 3 principali città italiane: Milano, Roma e Napoli, facendo un paio di tour in ognuna di esse. Da lì il progetto ha preso il nome “All The Way Down”.

In questo video ci sono differenti generazioni di skateboarder: dai più navigati come Picozza e Verona, ai giovani Mazzara e Tirelli. Hai visto un approccio differente alle riprese del video da parte dei ragazzi?
Assolutamente sì, ma penso sia normale e anche giusto. Chi ha più esperienza ha sicuramente le idee più chiare sul da farsi, sul come muoversi e come sfruttare al meglio il tempo a disposizione. Dall’altro lato, invece, chi è alle prime session di shooting con qualcuno che non siano i propri amici, tende ad essere magari un po’ più “nervoso”, ma è fighissimo come allo stesso tempo riesca sicuramente ad essere più spontaneo ed è sempre dalla spontaneità che vengono fuori le immagini migliori per un video!

Trick chiusi persi, batterie che finiscono, skater che non chiudono una manovra o si fanno male… Le classiche sfighe dietro il ‘making of’ di uno skate video. Hai avuto a che fare con episodi spiacevoli producendo All the way down?
Diciamo che, nonostante tutto, di grosse sfighe di questo tipo non ne abbiamo avute. L’unica cosa che mi spiace davvero è stata non riuscire ad inserire nell’edit un trick di Murgolino a Napoli che era davvero pesissimo (un bombdrop da un ponte ad entrare in un channel veramente grezzo e incazzato) perché siamo arrivati troppo tardi allo spot. La luce era andata e non saremmo riusciti a tornarci ma Dome ha voluto provarlo lo stesso, chiudendolo. Il trick è nei credits, ma vi assicuro che mi è pianto il cuore a metterlo lì, perché era davvero una mina.


Il trick, lo spot, la situazione e l’atmosfera che si creano intorno sono elementi che possono rendere memorabile una session. C’è qualcosa che ti è rimasto particolarmente impresso durante lo shooting?

Beh forse dovrei essere imparziale…Ma siccome qui non siamo a Forum ti darò una risposta per ogni elemento che mi hai elencato:
– Trick: questa forse è la domanda a cui è più difficile rispondere… Ma sono quasi certo che il mio trick preferito del video sia il flip over the rail ad entrare nel bank (a Napoli) del Picozza. Ci abbiamo messo un po’ per portarlo a casa, ma alla fine quanto è venuto perfetto? Senza contare che al fondo dal bank, dritto dritto in traiettoria di atterraggio, c’era un simpaticissimo paletto di ferro inamovibile. JP style.
– Spot: ne abbiamo visti talmente tanti che non me li ricordo tutti, se devo essere sincero. Uno che però mi è rimasto particolarmente in testa per quanto era assurdo è il quarter sospeso nel nulla del centro storico di Napoli. Uno spot davvero improbabile nel quale però si sono buttati tutti a fuoco, da Ale Mazzara al Verona, da Indro a Ivan, che lo ha spaccato in due, droppandoci in ogni modo possibile e immaginabile, come se non si fosse neanche accorto che a fianco avesse 10 metri di vuoto.
– Atmosfera: su questa invece ho pochi dubbi. Sicuramente il momento più bello è stato quando abbiamo filmato l’ender del video; il feeble di Ivan Federico con l’aereo che passava sopra le nostre teste. Tolto il fatto che il trick Ivan lo ha chiuso alla prima (la ripresa con il fisheye che vedete nei credits era il primo try in assoluto), quando ci siamo accorti che ogni 10 minuti circa passava un aereo non abbiamo potuto esimerci dal farglielo rifare! Lucio, col la app che monitora i voli in real time alla mano, coordinava le manovre, Pat filmava, tutti gli altri pompavano Ivan (eravamo tantissimi allo spot quel giorno e già quello di per se rendeva l’atmosfera super bella) e io facevo la seconda camera. Inutile dire che Ivan si è ripetuto in scioltezza e abbiamo portato a casa la bomba!
– Situazione: anche qui non ho dubbi; il giorno del flip crooky sempre del Picozza al Pigorini.
Dopo essere stati cacciati un paio di giorni prima dalla Polizia, ci siamo appostati davanti allo spot a fine giornata, fino a che tutte le auto non sono andate via. Poi, con la massima discrezione, cercando di non fare casino e dare nell’occhio il meno possibile, abbiamo cominciato a filmare e nel giro di pochi tentativi un concentratissimo JP ha chiuso il trick. Fin qui nulla di speciale direte…Ma il bello è che JP aveva scommesso che mi avrebbe offerto una boccia di champagne se avesse chiuso il trick. Beh, è stato di parola!

Team e family Vans Italy si sono allargati parecchio nell’ultimo periodo: chi tra i nuovi arrivati ha dato più spinta e motivazione?
Io credo che ognuno, a suo modo e al momento giusto, abbia dato il proprio fondamentale contributo. Dai veterani che trascinavano i più giovani, ai più giovani che motivavano i veterani.
Sono molto contento che Pepe sia entrato nel team comunque. Vedendolo crescere e migliorare di giorno in giorno è sempre una bella soddisfazione averlo poi a skateare insieme a quelli che per me sono i migliori.
Mi è invece spiaciuto un sacco per Icaro, che proprio poco prima di partire si è fatto male, essendo poi costretto a rinunciare a tutto quanto il tour.

Quanto conta il feeling tra filmer e skateboarder sullo spot e nella costruzione di un video?
Per me conta davvero moltissimo. In situazioni che possono talvolta essere stressanti e frustranti sia per il filmer che per lo skater, avere un buon feeling con chi stai filmando (o con chi ti sta filmando, ovviamente) è essenziale per portare a casa il risultato.
Per quanto riguarda All The Way Down, conoscevo e avevo lavorato già con praticamente tutti, chi più o chi meno, quindi è stato piuttosto veloce stabilire una linea di contatto.
Forse l’unico che non conoscevo di persona era Indro, che però è stato uno dei più presenti da subito e per tutta la durata delle riprese, spaccando tutto sia sulla tavola che non, quindi siamo partiti decisamente con il piede giusto! Grande Indrausen!

Seppure l’universo del film making si stia evolvendo tecnicamente, negli ultimi anni c’è stato un ritorno in voga delle VX si sono settate due tipologie di filming/editing… Video in hd dove la produzione è più concentrata sul lato tecnico e fotografico e quelli invece in VX che appaio più crudi e streettosi. Tu ti sei concentrato sulla prima, come mai questa scelta?
Se facessi soltanto video di skateboard, probabilmente opterei anche io per la seconda alternativa. Andrei “straight to the point” facendo vedere soltanto trick e curando poco il resto. In quel caso forse conterebbe più il “tutto e subito”, la frequenza delle uscite, tanto più per come funzionano le cose ora, con tutto che va velocissimo.
Io però preferisco adottare un approccio più “studiato” quando si tratta di un video per Vans, di metterci un po’ più “del mio”.
Essendo poi il video del tour il progetto più corposo dell’anno (e anche l’unico del genere), cerco quanto più di valorizzarlo a livello di immagine, narrativamente parlando e anche nel montaggio. Cerco di tirare fuori qualcosa che potresti ipoteticamente guardare tra 5/10/15 anni e trovare ancora interessante, visivamente parlando.

Nei tuoi video dai una certa importanza al lifestyle che fa di contorno ai singoli trick. Quanto ritieni fondamentale questo aspetto nella tua ottica di skate video?
A questa domanda ho già risposto in parte nella precedente, ma cercherò di approfondire un po’;
I ragazzi mi odiano quando gli chiedo di rifarmi una rincorsa 3 o 4 volte, mentre cerco l’angolo migliore per rivelare un dettaglio del posto in cui ci troviamo, o quando li faccio posare per un ritratto mentre loro vorrebbero skateare. Però penso sia fondamentale, specialmente quando stai filmando il video di un tour, la componente “lifestyle” (che in realtà chiamerei più che altro “narrazione”). Se non facessi vedere nulla del posto in cui sono, se non raccontassi una (seppur semplice) storia attraverso le immagini, che differenza farebbe essere a Latina piuttosto che a Shangai? Allo stesso modo, anche se dovessi girare un video a Torino, non penserei solo a chi Torino la conosce benissimo, ma anche e sopratutto a chi non la conosce e cercherei di raccontargliela nel modo migliore possibile.

C’è chi ritiene che le produzioni video che danno largo spazio al lifestyle rendano lo skateboarding troppo patinato, togliendo il focus sulle manovre. Vans, ad esempio, con Propeller, è andata contro la tendenza delle grosse produzioni degli ultimi anni, facendo uscire uno skate video ‘alla vecchia maniera’ 100% skateboarding e pochi fronzoli. Qual è il tuo parere a riguardo?
Sono scelte. Non penso ci sia un modo giusto ed uno sbagliato di fare un video di skate, dipende quello che vuoi trasmettere. Personalmente non credo che il mio modus operandi tolga focus dai tricks o li sminuisca, anzi. Cerco sempre il più possibile di enfatizzarli, magari cercando di far capire quanto è grosso, difficile, lungo, grezzo uno spot dedicandogli una magari poco tradizionale immagine long lens in più, piuttosto che accontentarmi del classico fisheye.
Poi vi dirò, a parer mio, Propeller, che è una bomba di video, potrà sembrare (e magari sulla carta vuole esserlo) un video bello “raw” e poco patinato, ma vi assicuro che tecnicamente non lo è affatto e sicuramente la cosa non è casuale. Il bello è che, narrativamente, con il video puoi anche fare questo.


Quali sono le tue preferenze nell’universo delle produzioni video skateboarding mondiali e italiane?

Non ho grandi preferenze sinceramente. Per quanto riesco cerco di stare il più possibile dietro alle uscite internazionali, ma non ho più il tempo di farlo come una volta, purtroppo. Tendenzialmente quindi guardo tutto ciò che producono i brand che mi interessano di più, oppure quello che posta su Facebook Alby Della Beffa che è un vero skate nerd e so che se guardo le cose che consiglia lui vado sul sicuro.
Dovessi esprimere una preferenza, comunque, ti direi che da qualche anno a questa parte il mio regista preferito è Russel Houghten; un super innovatore che tecnicamente parlando riesce a realizzare idee altrettanto geniali.
Per quanto riguarda l’Italia invece, non essendoci ritmi di uscite particolarmente proibitivi, guardo praticamente tutto. Senza ombra di dubbio tra i nostrani il mio preferito è il solo e unico Pontillo!

Progetti futuri? Se avessi carta bianca e budget illimitato dove porteresti il team Vans per il prossimo video?
Del futuro, più in particolare dei progetti futuri, non amo troppo parlarne. Un po’ per scaramanzia, un po’ per il buon vecchio principio di “non dire gatto se non ce l’hai nel sacco”.
Posso dire che di progetti ce ne sono, ma diamo tempo al tempo!
Se avessi carta bianca e budget illimitato invece… Mi piacerebbe partire per un posto dove oltre allo skateboarding ci siano tante altre cose da raccontare. Non ho un punto specifico sul mappamondo dove mi piacerebbe andare, a quello ci pensa Fede che è un esperto, ma sicuramente più lontano vai più cose da riportarti indietro trovi!
Poi ci sarebbe un side-project ad Ibizia…Ma quella è un’altra storia che vi racconterò poi…

Grazie Alberto!
Cheers guys e grazie a voi di Share per l’itw!

01:25 PM mar, 16 maggio 2017

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