“Attraper au vol”: French Fred ITW

Fred Mortagne AKA French Fred: l’occhio dietro alla telecamera che ha filmato video come Flip Sorry o éS Menikmati.
Un’icona della scena skateboard europea che diventa importante anche oltreoceano.
Se non sapete chi sia forse è il caso che molliate per un secondo instagram e FB per fare un minimo di ricerca. Di recente Fred ha pubblicato un libro che raccoglie alcune delle sue fotografie; come se la sua carriera di filmer non fosse abbastanza carica di successi. Il libro è già diventato un masterpiece.
Non potevamo perdere l’occasione della sua visita in Italia, che lo vedrà protagonista di una mostra promossa da Element Skateboards, bastard Store e Frisco Shop, per fare a Fred alcune domande.
Una bella panoramica dagli albori della sua carriera fino ai giorni della fotografia. Questo è Fred Mortagne.
Ale Redaelli

Chi è Fred Mortagne e chi è French Fred?
Stessa persona… French Fred è semplicemente più facile da pronunciare per gli anglofoni!

Quanto spesso skatei?
Non abbastanza, a volte faccio del cruising durante i miei viaggi, ma è molto diverso dallo skateare davvero. Ho provato a crearmi una routine in cui mi imponevo di ritagliarmi il tempo per skateare almeno una volta a settimana… Questo prima di iniziare ad avere diversi problemi alla schiena. Adesso devo stare tranquillo, anche sotto il punto di vista lavorativo.

Come è stato il tuo primo approccio dietro un obiettivo? Hai iniziato filmando o scattando immagini?
La prima volta è stato quando ero un bambino. Mio papà era solito filmare qualche super 8 mentre eravamo in vacanza. Mi ricordo il giorno in cui gli ho chiesto di farmi provare a filmare qualcosa… Ricordo che era una paesaggio di montagna.

Cosa puoi dirmi del tuo primo progetto video?
Il mio primissimo progetto aveva come argomento le vacanze che ho fatto in Canada con la mia famiglia e mio fratello. La cosa andò più o meno così: avevo un accordo con mia nonna, se mi fossi diplomato, come ricompensa, lei mi avrebbe comprato un camcorder e quindi avrei potuto fare il video delle vacanze. Mi diplomai e quello fu l’unico anno in cui mi impegnai davvero a scuola. Le vacanze furono a Luglio del 1993. In Agosto stavo già filmando il primo skate video con i local di Lione. Inutile dirvi che questo era il piano che ho sempre avuto in mente.

Tutti sanno che sei abbastanza famoso negli USA: com’è stato il tuo primo approccio alla scena americana?
La prima volta che andai negli States fu abbastanza deprimente e difficile perché non avevo una macchina. I primi giorni ero bloccato in una casa senza poter far nulla… Stavo impazzendo. Grazie al cielo non abitavo molto lontano dalla sede di 411 e Chaz Ortiz, fotografo e membro ufficiale dello staff, era abbastanza gentile da portarmi con se alle session che organizzava… Dovevo solo raggiungerlo in redazione, che distava circa 20 minuti di skateboard da casa mia. La strada non era per nulla divertente: tutti quei marciapiedi di Orange County e tutti gli incroci in cui devi aspettare il verde… La primissima notte che ho trascorso in America ho attraversato la strada lontano dalle strisce mentre il semaforo era rosso; di colpo una macchina della polizia compare dal nulla e salta sul marciapiede per fermarmi, il poliziotto che scese era completamente fuori di sé e mi gridava addosso solo perché avevo attraversato con il rosso. Ricordo di aver pensato: “Così è questa la famosa ‘land of the free’… Che stronzate!”

Penso di parlare a nome di molti se ti dico che abbiamo ancora nelle nostre menti lo shock di guardare Flip Sorry per la prima volta… Hai voglia di spendere due parole in merito ai tuoi grandi lavori video come appunto Sorry, Menikmati o Bon Appetit?
E’ stato una bomba lavorare a progetti così grandi con i migliori skateboarder nel mondo. Ero completamente dedicato al lavoro ed il mio impegno e concentrazione non hanno mai più raggiunto gli stessi livelli. È stato una grande fortuna quella di poter lavorare al massimo per la cosa che amo di più: lo skatebaording. Dare il mio contributo alla scena mondiale è stato il più grande degli onori per me. Sentire il rispetto della comunità dello skateboard è una delle cose migliori, perché tutto ciò che ho sempre voluto fare era condividere il mio amore per questo ed ispirare le persone ad uscire e skateare.

Non posso non chiederti come è stato filmare con Johnny Rotten e com’è lui dal vivo?
Purtroppo non sono riuscito a filmare tutte le intro di Johnny, anche se il programma era quello. In quel momento sono dovuto rientrare in Europa per i soliti problemi di visto. Comunque ho avuto l’occasione di filmare con lui prima che finisse la produzione del video: l’ho incontrato in casa sua a Venice ed era veramente divertente e sono rimasto colpito dalla sua personalità.

Chi ha scritto i testi del cameo di Johnny nel video?
Onestamente non lo so, penso che Jeremy Fox, il proprietario di Flip, abbia dato a Johnny delle linee guida che lui ha poi reinterpretato ed improvvisato con il suo stile.

All’inizio del video Johnny dice: ‘forget the extreme games, skatepark rules and stupid safety equipments cause this video has nothing to do with any of that’. Questo suona molto attuale… Qual è la tua opinione in merito alle grandi competizioni ed in fine in merito alle olimpiadi?
Penso che siano molto lontano dal vero spirito dello skateboarding: per esempio non ho mai capito il format della Street League ed il suo accomunare lo skateboarding agli standard della tv americana, rendendolo uguale a tutti gli altri sport. Perché noi skatebaorder siamo attratti dalla tavola anziché dagli altri sport? PERCHE È COMPLETAMENTE DIFFERENTE. Trattare lo skateboarding come gli altri sport non ha senso, specialmente quando sono gli skateboarder stessi ad organizzarlo. Mi dispiace ma non lo capisco.

Penso che questa sia una domanda molto ricorrente, ma sono molto curioso di sapere come pensi che instagram ed i social network abbiamo cambiato la visione che la gente ha degli skate video?
Penso che questo periodo sai molto positivo per lo skateboarding, instagram ha portato molto divertimento. Si sono aperte molte possibilià: skateboarder sconosciuti possono postare roba assurda e divertente e i pro fanno lo stesso, sentendo la libertà di esprimersi a pieno con il loro potenziale. Al tempo degli skate video dovevano solo concentrarsi sulla roba ‘seria’. Trovo che questo sia buono perché è un’alternativa spontanea e personale, per esempio al dogma che le olimpiadi vorrebbero proporre. Lo spirito dello skateboarding è più forte che mai, quindi le olimpiadi non riusciranno a danneggiarlo, è troppo potente!

Siamo convinti che tu abbia creato un nuovo modo di concepire la fotografia di skateboard. L’impressione è quella che tu abbia fuso fotografia di strada con l’ambiente e lo skateboarding… Che ne pensi? E come sei arrivato a sviluppare questo stile?
Ho semplicemente voluto portare il mio contributo facendo qualcosa di diverso da quello che si vede abitualmente sui magazine. Pensavo che ci fosse un po’ di spazio per qualcosa di ‘visivo’, che non fosse semplicemente collegato al gesto tecnico. Lo skateboard non è solo il trick ma il marketing spinge sempre nella direzione della performance… Quindi perché non andare controcorrente?!

Parlando di fotografia: qual è stato il primo skate magazine a pubblicarti? Hai mai avuto in mente di diventare uno skateboard photographer?
Io scatto foto di skateboard, ma in un certo senso non sono un fotografo di skateboard. Perché non scatto tutto, ma scatto solo ciò che mi interessa. In ogni caso sono sempre stato un fotografo part time. Non ricordo quelle fu il primo magazine a pubblicarmi la prima foto, ma so che A5 Magazine pubblicò alcune sequenze di JB Gillet che erano addirittura dei video grab, cioè dei frame presi da un video.

La classica domanda sul dualismo pellicola/digitale. Ti capita ancora di scattare in analogico?
Sì, ma di rado. Recentemente sto collaborando con Leica e loro mi mandano camere digitali che io amo molto e che mi permettono di scattare molto ed essere produttivo. Ma non dimenticate che io giro ancora video, cosa che mi porta via molto tempo.

Come funziona questa collaborazione con Leica?
Da quando ho queste camere faccio il doppio delle fotografie rispetto al resto della mia vita. Mi hanno aiutato a migliorare molto ed a differenziare i miei soggetti. Gran parte del mio libro è stata scattata negli ultimi quattro anni. All’inizio ero preoccupato di scattare in digitale e mischiare con del vecchio materiale analogico, ma è andato tutto bene e penso che il libro ne sia una prova. Mi piace molto il look di queste macchine, che hanno un sapore misto tra analogico e digitale. Non essendo un fotografo a tempo pieno il digitale aiuta molto. Mi rendo conto di essere molto più concentrato quando scatto in pellicola, mentre invece scattando in digitale tendo a fare molte foto, a volte anche troppe.

Sappiamo che sei diventato un Element Advocate: cosa ci puoi dire di questa collaborazione?
Sono molto felice di questa collaborazione, posso lavorare su diversi progetti video e so che devo scattare diverse fotografie. La cosa migliore è che è tutto regolato dall’ispirazione. Element mi sottopone dei progetti ed io lavoro a quelli che reputo migliori. Loro supportano il mio lavoro quando è relativo ad Element, come questa mostra che faremo presso il bastard Store.

Come sei uscito con l’idea del libro? Quale ritieni sia stato un momento cruciale della sua produzione che vale la pena di raccontare?
Thomas Campbell mi ha proposto di pubblicare il mio libro ed io non ho dovuto pensarci sopra, ho detto subito di sì. Sapevo che la sua opinione sarebbe stata la migliore per fare la mia prima monografia. Non è per nulla semplice lavorare ad un libro; quindi quando ho capito di avere l’aiuto di una persona così esperta e con un così gran buon gusto non ho perso l’occasione. I suoi libri sono meravigliosi, ho amato lavorare con Thomas. Abbiamo collaborato parecchio negli ultimi tre anni. Sono davvero contento per ‘Attraper au vol’ ed i primi feedback sono stati davvero epici.

Come puoi descrivere la tua esperienza di scattare, filmare e viaggiare con Jacopo Carozzi?
Jacopo è molto divertente e spacca. Sono rimasto molto impressionato dalle sue prime videopart. Adoro il suo grande sorriso che spiega molto chi lui sia.

Quale ritieni che sia il regalo più prezioso che hai ricevuto dallo skateboarding?
Scrivermi da solo le mie regole, senza dar peso a quello che la gente dice e pensa. La vita ‘NORMALE’ ci vuole guidare troppo in direzioni specifiche, che non sempre calzano sulla nostra personalità e sui nostri desideri e potenzialità. Lo skateboarding mi ha permesso di togliermi da questo disastro e di trovare la mia strada.

Consiglieresti alle persone di vivere il loro sogno ed impegnarsi al massimo nel filming o nella skate photography?
Sicuramente lo consiglio a chi ci credo veramente. Bisogna essere preparati a dare molto più di quello che si riceve, è difficile fare in modo che tutto vada bene, ci vogliono molti sacrifici. Ma se sei impegnato in ciò che ami non sentirai così tanto la fatica. Voglio sottolineare che ci vuole un impegno monumentale ed è una strada senza certezze e per nulla semplice; bisogna però sempre domandarsi… ‘Dove ci conduce la strada che sembra semplice?’ Questa è la domanda che bisogna porsi!

Grazie Fred.

06:23 PM lun, 3 aprile 2017

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