Cronache Dumb di un viaggio a Sarajevo

Daniele Blatta Lamanna

DUMB TOUR SARAJEVO from samurai suicide on Vimeo.

L’assedio di Sarajevo è stato il più lungo assedio nella storia bellica moderna, protrattosi dal 5 aprile 1992 al 29 febbraio 1996. Si stima che durante l’assedio le vittime siano state più di 12.000, i feriti oltre 50.000, l’85% dei quali tra i civili. A causa dell’elevato numero di morti e della migrazione forzata, nel 1995 la popolazione si ridusse a 334.664 unità, il 64% della popolazione pre-bellica.

Dumb – Sarajevo tour.

I termini “viaggio” e “skateboard” sono complementari… come “mano” e “tatto”, “luce” e “vista”, “culo” e “sedia”: perché quello che anglofonicamente si chiama “skate trip” è quanto di più interessante si possa sperimentare con corpo, mente, memoria e spirito. Varcare un confine, una dogana, una frontiera con una tavuletta nelle mani, vuol dire muoversi attraverso lo spazio-tempo con un vocabolario (e un interprete), un’identità e una visione del mondo. Significa varcare limiti antropologici, storici e sociali, con un bagaglio fatto di anni di contusioni e gioie accumulate saltando marciapiedi, provando tricks e (per i più solidi) chiudendo le pesate. “Skate trip” significa incrociare persone delle quali non capirai facilmente cosa cazzo vogliono dirti, ma che certamente riconosceranno in te qualcosa che appartiene a loro stessi: tempo, sapienza corporea, cultura, passione (amore incondizionato).
I termini “guerra” e “morte” sono altrettanto complementari: la prima è quella roba in cui ci si trova coinvolti per colpa di qualche dannato vermiciattolo che striscia nascosto, al sicuro dai mortai; “morte” è quell’altra roba che, sebbene tutti sappiano sia sempre lì ad attenderci, fa davvero girare i coglioni quando invade la vita di migliaia di persone che potrebbero tranquillamente attenderla in pace.
Skateare Sarajevo e raccontarlo in un video, significa fondere tutte queste parole e farle esplodere in un “carnevale” di significato: questo è quanto sono riusciti a comporre quelli di Dumb skateboards. “Dumb – Sarajevo tour”: un breve filmato sullo skateboarding contro la guerra… tredici potentissimi minuti come tredicimila pugni in culo a tutti gli eserciti, le compagnie di armaioli ed i politicanti del cazzo: un amplesso di senso che spazia dalle potenzialità del corpo umano, alla fisica dei rapporti umani, dal blastaggio generale, alla gioviale demenza dei sorrisi di questi bravi skateboarder.

Suada Dilberović ha 24 anni ed è al quinto anno di medicina quando il 5 aprile del 1992 decide di partecipare alla manifestazione di pace davanti al palazzo del parlamento della repubblica di Bosnia ed Erzegovina.“Mi smo za mir” (noi siamo per la pace) […] Lo scopo della manifestazione è quello di far capire alla più assurda coalizione di governo, formata dai tre partiti degli opposti nazionalismi, che Sarajevo e la Bosnia possono vivere in armonia come sempre fino a quel giorno […] davanti al parlamento assediato, i cecchini di Karadžić annidati nell’Holiday Inn fanno partire dei colpi. È l’inizio della fine: Suada e Olga sono le prime di una lunga serie di vittime. Inizia l’assedio di Sarajevo.

Keno, lo skateboarder che accompagna l’allegra combriccola in giro per gli spot di Sarajevo, doveva essere molto piccolo all’epoca dei primi spari, dei primi bombardamenti, delle prime bare. Se fosse nato qualche anno prima forse si sarebbe trovato un kalashnikov in mano e qualche decina di morti sulla coscienza. Fortunatamente ha scelto di avere uno skateboard sotto i piedi e una chioma di dreadlocks sulla capoccia.
Keno racconta con grande semplicità la storia recente della sua città. Senza passatismi, moralismo, né amarcord. La sua comunicazione è netta, immediata, diretta: pura condivisione di storie tra skateboarder. Il potere del viaggio con uno tavola sotto il braccio affiora in ogni frame questa produzione; un trick dopo l’altro emerge la consapevolezza di poter trascendere i confini di idiomi e culture locali. La lingua è lo skateboarding, i contenuti sono pressoché infiniti. Il viaggio della Dumb Crew e la regia con la quale hanno scelto di raccontare il loro “solcare skateando” degli spazi che fino a poco tempo fa erano teatro di una guerra assurda, sono una ventata di serietà e quindi d’aria fresca in un mondo dominato da produzioni video piatte e senza contenuti “altri”. I video fatti di “pesate e basta” ci stanno, ma non rispecchiano in pieno la profondità delle relazioni animali che si intersecano nello skateboarding. Per questo “Dumb Sarajevo Tour” spacca: perché gli incontri, la conoscenza ed il bagaglio d’esperienza che Giò Grazzani, Simone Verona, Louie Barletta, Alessandro Morandi, Fabrizio Venosa, Federico Tognoli e Chicco Di Paolo hanno riportato a casa dopo il loro viaggio, sono evidenti e ben rappresentate.

Sulla città, secondo le stime delle Nazioni Unite, caddero durante l’assedio proiettili di artiglieria con una media di oltre 300 al giorno. La Biblioteca Nazionale bruciò fino alle fondamenta e il suo contenuto di libri e codici antichi venne interamente distrutto. Le strade della città sono tuttora marcate da decine di “rose di Sarajevo”, le tracce nell’asfalto e sui muri lasciate dallo scoppio delle granate e poi riempite di resina rossa per ricordare il luogo delle esplosioni.

Le “rose di Sarajevo”, questi “splatter” rossi lasciati sull’asfalto delle strade e dei marciapiedi, spuntano tra una serie di ollies in compagnia, tra immagini di repertorio della guerra e un Giò Grazzani che saluta disinvolto i passanti, tra fotografie in bianco e nero e tre bei tricconi su un hubba infinito. La coesistenza di queste immagini in una manciata di minuti evidenzia la profondità dell’esperienza vissuta da questi giocolieri della contemporaneità: pellegrini, portavoce, bardi di una cultura “cantata” a suon di manovre, di incroci e di sana demenza. Tra un trick e l’altro si trova il tempo per mostrare e raccontare i luoghi di quelle stragi insensate, che hanno insanguinato le strade di una città meravigliosamente multietnica, plurireligiosa e ultracomplessa. L’orrore della morte viene mostrato, criticato e re-interpretato con immagini e parole semplici: raramente il potenziale comunicativo dello skateboarding si palesa come in questo cortometraggio.
Che altro dire? L’augurio più caloroso che si può fare a sta banda, armata di un po’ di tavole, è lo stesso della signora incazzata che alla fine di un’altro breve video (Dumb disagio tours) urla: “andatevene a fare skatevorld da nantra parte”… andateci per favore, che sicuro fate uscire un’altro “pezzone” come questo!

War is bad/ Skateboarding is good

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