Ed Templeton. A gentle collision.

Max Mameli

Qualche tempo fa ho sentito dire a Mike Carroll la frase “siamo skaters, combiniamo casini” [we are skaters, we fuck up things] e non c’e’ nulla di più calzante relativamente alla mia prima domanda ad Ed Templeton. Ero veramente preparato: dagli inizi con Jason Lee, all’impossible, a Billy Marks in Street League non c’era un dettaglio che mi sfuggisse di tutta la carriera di Ed. Solo il nome della mostra, dettaglio che qualsiasi hipster dell’ultimo minuto poteva sapere correttamente, è stato il mio errore.
Mike Carroll ha proprio ragione…

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Photo courtesy of Jerome Zodo Contemporary

 

La tua mostra si chiama “A gentle concussion”. C’e’ un riferimento al fatto che hai subito un po’ di concussions?
Guarda che è “A gentle collision”…

“A gentle collision”… Wow, che grande partenza. Cosa facciamo? Ricominciamo?
No lascia così, è divertente. Comunque si, ho avuto un sacco di concussions [commozioni cerebrali]. Mi hanno messo in ospedale e mia moglie Deanna si preoccupa molto.

Più di te?
Più di me. Sai che ho rotto una gamba?

Ma va?
Si. Pesantemente. Ti faccio vedere delle foto [fruga l’iPhone e mostra delle foto di un nosegrind su di un rail di un park , poi le radiografie della piastra che ha nella gamba con un sacco di viti]. Dieci mesi fa ho rotto la gamba. 21 viti

Quindi non stai skateando?
No, non skateo dall’incidente. Il dottore mi ha detto poco prima di partire che posso ricominciare a skateare, quindi riproverò quando ritorno a casa. E’ successo con questo nosegrind su un bump to bar, niente di speciale, ma l’ho agganciato male e sono atterrato in un modo stranissimo.

Hai avuto un po’ di incidenti pesi, ma sei ancora qui e questo è quello che importa. Milano è contenta. Ti vediamo in un modo nuovo. Non più Ed Templeton lo skateboarder, ma Ed Templeton l’umano dalla mente aperta che può fare un sacco di cose.
Alcuni artisti lavorano in isolamento, altri preferiscono la notte. Quali sono le condizioni ideali per te per sviluppare il processo creativo?

Ogni giorno mi devo alzare e accendermi, devo essere creativo per Toy Machine o per dell’artwork. Anche quando giro con una macchina fotografica in strada sto pensando “Ecco ora faccio una foto a questa persona per la strada che cammina verso di me” quindi in un certo senso la risposta è “sempre”. La parte dura è che a volte su base quotidiana devo essere creativo. Sai ci sono delle deadlines e magari non sei nello stato mentale giusto ma devi creare qualcosa. Penso che nel passato sia stato più duro ma nel corso degli anni ho sviluppato una mentalità tipo “Ok, questo è quello che stiamo facendo, facciamolo”. Per quanto riguarda il dipingere e robe simili è un po’ diverso. Parecchie volte la creatività arriva di notte tardi, quando stai per andare a letto ed il tuo cervello è un po’ strano, magari sei stanco e quindi tengo un blocco note vicino al letto. Sei lì sdraiato e ti viene un’idea tipo “Ah, questa è una buona idea” quindi la scrivo. Al mattino me ne ricordo e penso “Ecco, questa è una buona idea per un dipinto”.

Non ti è mai capitato di prendere appunti e ripensare il giorno dopo “Quella era una puttanata”?
Si a volte [ride]. E’ perché sei stanco ed il tuo cervello non ce la fa, ma un sacco di volte per me effettivamente sono state abbastanza buone.

Pensi che l’arte provenga dall’ispirazione o è un dono?
Direi un po’ di entrambi. Se prendi lo skateboarding come esempio, tutti noi conosciamo degli skateboarders che non hanno un talento allo stesso livello di altri ma hanno delle grandi personalità, sono divertenti da vedere, ma non sono tecnicamente validi quanto gli altri. Poi ci sono degli altri che sono estremamente forti che sono noiosi per una ragione o l’altra.

E’ meglio guardare una video part di Barletta che non uno skater robotico…
A volte senti gente dire “Gonz è bellissimo da vedere quando olla su un marciapiede” ma lui ha un dono. Poi hai gente tipo Eric Koston che è un po’ di uno e un po’ dell’altro. Ha un dono ma ha anche personalità, è divertente, ha un cervello, lo sa usare ed è uno skater di livello altissimo. Quindi per quanto riguarda l’arte, se dovessi giudicarmi ho più idee di quanto non abbia talento. Anche con lo skateboarding non sono mai stato talentuoso, dovevo lavorarci sopra duramente per essere dove volevo, dovevo allenarmi, pensarci, i tricks non mi venivano con facilità. Magari filmavo e dovevo riprovare quindici volte una manovra. .

Stai parlando degli inizi o di un secondo momento?
Sempre. C’e’ sempre del lavoro di mezzo. Lavoro divertente chiaramente. Sia lo skateboarding che l’arte sono divertenti, mi piace farlo e sono contento ma c’e’ sempre di mezzo dello sforzo. Non è che vado a casa e mi dico “Ora dipingo un teschio” e mi viene al volo benissimo, mi devo impegnare.

Stiamo arrivando pian piano alla domanda successiva quindi. Come ogni artista usa la tela diversamente, così ogni skater usa la tavola a modo suo. L’espressione è ancora rilevante nello skateboarding?
Si, è la cosà più rilevante. Voglio dire è un po’ una questione di “come fai quello che fai”. Lo stile con cui lo fai è praticamente tutto. Due persone possono fare uno smith grind da un rail e uno può essere molto diverso dall’altro.

Intendevo più che altro che vedo un sacco di gente che skatea allo stesso modo, questa era un po’ la mia domanda.
Puoi descrivere i tuoi inizi come skateboarder e cosa ti ha fatto scegliere lo streetstyle invece del freestyle? So che giravi con i freestylers e li osservavi attentamente….

Quando ho iniziato era la metà degli anni 80. I kids facevano un po’ di tutto. Andavamo ai contest e c’era il contest di slalom, di freestyle e di street skating. Chiaramente tutto quello che ci appassionava era il vert perché lo vedevamo nei video, ma non avevamo accesso ad una vert ramp. Io poi ero poverissimo non avevo nemmeno i soldi per comprarmi dei pads, usavo tavole di scarto e trucks dei miei amici per farmi una tavola. Guardacaso Don Brown che era un famoso freestyler viveva vicino a casa mia. Noi andavamo a skateare nel cortile della scuola e lui invece skateava nel campo da basket e faceva freestyle, sai era un pro per Vision che era una company enorme all’epoca.

Chi skateava con lui?
Hans Lindgren, un tipo svedese. Abitava lì anche lui, era un freestyler pro per Schmitt Stix. Ma io skateavo con Jason Lee. Siamo venuti su skateando nello stesso periodo. Quindi andavamo a skateare nel cortile della scuola ma allo stesso tempo poi stavamo un po’ con loro e provavamo tricks di freestyle sulle tavole da street. Jason Lee faceva 360 flips e io facevo impossible e tutti e due facevamo quei tricks lì, quasi fosse uno scherzo. Cose tipo: “Guarda, facciamo i tricks da freestyle con le tavole da street” non è che pensavamo “Questo è quello stile”, era tutto una presa in giro. Mi ricordo che nel cortile della scuola c’erano quattro scalini e ho fatto un impossible da lì. Ero contentissimo, quindi sono andato a beccare Don Brown e gli ho detto “Vieni a vedere”, lui l’ha guardato ed ha detto “Che figata”. Don sarebbe diventato poi un personaggio chiave di Emerica shoes. Dieci anni dopo Don mi ha detto “Quando mi hai fatto vedere quell’impossible dagli scalini mi sono detto -Ok, sono finito. Voi inizierete a portare il freestyle sulla strada e io sono fottuto-”

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Malgrado Tempeton dica di non essere forte in flat eccolo nel 1992 in piazza Borromeo in un sagace nollie backfoot flip. Ph Muriel courtesy of XXX archives

Quindi pure Jason faceva impossile e tu 360 flip. Eravate in competizione l’uno con l’altro?
Si. Se lui imparava una cosa dovevo impararla anche io e basta. Non volevo che lui fosse più forte di me e viceversa. Penso che ci abbia fatto molto bene il fatto che un amico fosse anche un nemico in un certo senso. Ci spingevamo a vicenda a dare di più: lui faceva meglio di me, quindi io volevo fare meglio di lui, poi lui vedeva me e allora migliorava, così poi io volevo migliorare come lui.

E’ il solo modo di progredire. Se il tuo solo modo di confrontarti è con lo schermo della tv non puoi progredire così tanto, penso. Ciò che porta avanti tutto il discorso è una amichevole competitività e l’uscire con gli amici.
Si c’e’ anche da dire un’altra cosa. Se pensi a Geoff Rowley, lui è cresciuto guardando i video di skate e pensava che i pros fossero così forti sempre, non realizzava che ci impiegassero un sacco di tempo per avere quel trick. Quindi quando è arrivato in America faceva 360 flip da 12 scalini e ci dicevamo: “Cazzo, guarda sto tipo” e lui “E’ normale, lo vedo sempre nei video, è quello che fate voi, giusto?” e noi “No, non sappiamo farlo. In una giornata si lo sappiamo fare e lo filmiamo ma non è quello che facciamo ogni giorno”. Questo è un esempio di qualcuno che avanza pensando che questo sia normale.

Ti vedi un po’ come quello che ha portato l’impossible nello street? Secondo te quando Dylan Rieder ne fa uno pensa “Grazie a Templeton, guarda come sono forte”. Scusa se te l’ho tirata fuori così ma volevo proprio chiedertelo.
No, ma è divertente. Non credo che lo pensi, lo fa molto meglio di me. Gente come Guy Mariano mi ha detto che gli vengo in mente, Mike Carroll ha detto qualcosa del genere “Penso ad Ed Templeton quando faccio un impossible” e mi fa molto piacere sentirlo, è un onore. Non penso che Dylar Rieder lo pensi, si fa i fatti suoi. Si, chiaro che se guardo indietro sono un po’ io che ho portato questo trick nello street. Voglio dire, Rodney Mullen l’ha inventato, non posso dire di averlo inventato io…

Ecco stavo difatti parlando di come tu sei riuscito a fare percepire una cosa in modo diverso anche se alla fine era la stessa. Cosa ti passa in mente quando guardi il tuo teamrider Billy Marks competere in Street League?
[risate] Una parte di me vorrebbe che desse un po’ di più, è costantemente a metà. Io e Kevin Barnett gli abbiamo parlato e gli abbiamo detto “Non so se questo è proprio quello che dovresti fare per la tua carriera ma se proprio devi, prova a vincere, ne avrai dei benefici”. Sai comunque ci sono persone che vincono quel genere di cose e sono ancora legittimi nel produrre una video part nella vera strada, gente come Chris Cole ad esempio, ma ci sono un sacco di skaters che stanno diventando un po’ dei contest skaters. Greg Lutzka è uno skater sorprendente ma lo si vede solo skateare nei contest. Non mi spiace che lui skatei Street League è che se fai qualcosa devi cercare di farla bene. Forse è un peccato per la sua carriera, sai non ha nemmeno uno sponsor di scarpe, ci sta provando a trovarlo ma non riesce. Ha trent’anni ora e forse alla gente non gli importa più di lui.

A me piace molto di Billy il fatto che ha accettato la sfida di dire “Ok, ora vi mostro che LRG può essere il mio marchio senza dover sembrare che ne so, Rob G o Chico Brenes e lo faccio percepire come cool anche su di me”. Ecco cosa gli riconosco.
Certo. Sta accumulando del footage pesante. Penso che di tutti quelli in giro Billy Marks sia quello che possa veramente sorprendere la gente. Si stanno magari dimenticando di lui un po’ ma ha del footage pazzesco. Non è cambiato nemmeno un po’ a livello talento. Quando ritorno gli voglio parlare tipo: “Sorprenderai tutti, voglio che tu tiri fuori una video part pazzesca” che farà dire a tutti “Merda, Billy Marks è sempre sul pezzo”. Non è che sia finito a farsi delle droghe o scomparso è che è un pigrone del cazzo e fa il minimo indispensabile per essere ok, per esser forte. Se ci mette del lavoro come si deve può veramente cambiare le cose per sè stesso.

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Ed Templeton 1992. Ph Muriel

C’e’ qualcosa al giorno d’oggi nello skateboarding che puoi ancora considerare come “essere un venduto”?
E’ l’obiettivo della maggior parte della gente ora. E’ l’obiettivo. Vendersi. Il sogno della maggior parte degli skaters è finire in Nike, beccarsi degli assegni da paura da Monster Energy Drink o qualcosa del genere, ecco cosa vogliono.

E di contro c’e’ qualche skater che secondo te non si è mai venduto?
Dipende anche dalla generazione di cui hai fatto parte. La mia evitava di vendersi. Io non penso di essemi mai venduto ma è anche a causa della mia età, sai ho visto un po’ come gira, i miei sponsor ci sono. Non posso dare colpa a Eric Koston perché cerca di fare più soldi che può dal breve periodo di tempo in cui può essere uno skateboarder. Ecco la parte difficile per me: vorrei criticare questa cosa perché politicamente penso che in un certo senso Eric Koston non avrebbe dovuto skateare per Nike e sarebbe stato proprio figo per lui ma allo stesso tempo penso “Aspetta, ma tu come atleta puoi skateare solo per un certo periodo ma rimani al mondo per un periodo ben più lungo” quindi devi cercare di fare più soldi possibili che ti sistemino per il resto della tua vita. E’ difficile dare la colpa a qualcuno per aver fatto quella scelta. Non tutti sono politici quanto lo sono io. Lui non ha mai detto “Questo è quello che penso” e quindi non si deve attenere alle sue parole. Io sono così. Io ho detto “Questo fa schifo” ora non posso cambiare, sarei un venduto se iniziassi a mangiar carne ma non è per quello, è che tuttora voglio agire in quel modo non è una storia di “non essere un venduto”. Ci sono un sacco di persone che non si sono vendute, una è Julian Stranger. Sono quelli più vecchi. Per me vendermi sarebbe se facessi una scarpa di pelle per Nike o qualcosa del genere. Io ho sempre sostenuto di voler supportare companies di proprietà di skaters, ovviamente non voglio avere una scarpa in pelle perché sono un vegan. Non potrebbe esserci niente di più venduto di me che faccio uscire una scarpa di pelle per Nike [risate].

Hai visto un sacco di ere andare e venire nello skateboarding. In che direzione va ora? Cosa vedremo in futuro?
Sarebbe interessante se potessimo vedere un’altra sorta di esodo di massa. Negli anni ottanta le companies stavano ampliandosi, diventavano enormi. Poi tutto d’un tratto arrivò Rocco e fece la sua cosa, era punk in un certo senso. I kids, i consumatori in generale pensarono: “Oh, questo è cool, fanculo le grandi companies” e questo ha causato una sorta di mini crollo del mercato. Ciò li lasciò fuori dal business in quanto erano troppo grandi e non potevano ridursi. Rocco invece era già piccolo. Penso che le companies siano troppo sveglie ora per lasciare che succeda un’altra volta. C’e’ il marketing. Ci sono le grandi companies che hanno comprato le piccole companies quindi ora ci sono dei network enormi di persone, i negozi nei centri commerciali quindi bene o male non sarà possibile che ciò si verifichi di nuovo, che un’intera skate culture decida all’unisono “Ora compriamo solo questo” in quanto la maggior parte della gente che compra roba da skate non sono nemmeno skaters. Ecco il problema che abbiamo, lo streetstyle è una moda ora. Nike e Vans sono diventate accettabili come roba da skaters quindi un ragazzino regolare può entrare in un centro commerciale e comprarsi un paio di Vans o di Nike, comprare un sacco di roba e avrà l’aspetto di uno skater e non una singola company di proprietà di skaters avrà un profitto da questo.

E invece lo skateboarding come sport in che direzione andrà? Rails più grandi? Più stile?
Lo skateboarding è un qualcosa che continua ad avanzare. Andrà in tutte le direzioni come ha sempre fatto. Ci saranno dei rails più grandi, manovre più da fuori di testa. Ma cambierà un po’ in questo modo, un po’ in quest’altro modo. Prima c’era un po’ la gara al rail più grosso poi è ritornato un po’ lo stile, la finezza. “Guarda, questo tipo ha un kickflip bellissimo”. Ma poi ritorna il vero skating, è sempre lì. Anche il lato tecnico del resto è inarrestabile, hai presente il video Lakai con quelle manovre da fuori di testa, back smith impossible out. A un certo punto pensi “Ma fino a dove può arrivare ” ma è stato così tutta la mia vita. Ora ho 40 anni. Avevo una tavola enorme nei novanta e dicevo “Questo è tutto. Questo è fino a dove può arrivare lo skateboarding” quindi ora non lo dico più perché so che non è così, so di sicuro che cambierà di nuovo ma a voler vedere un’altra parte di me pensa “Non può diventare ancora più fuori di testa di quanto lo sia ora”. I rails più grossi sono stati fatti e la nostra gente rischia di morire provando dei tricks. Non so, grindare un rail sul bordo di un grattacielo.

Quello che temo io comunque è che se lo skate progredisce troppo la gente nuova si spaventa e non ne viene attratta.
A mio avviso servirebbe una vibra più semplice di girare per le città. Mi viene in mente Hoops di Jahmal Williams. Quella gente mostra come sia divertente girare per le strade. Trick basici, stilosi, divertimento…

Si, sta già succedendo. Quella company dello UK che si chiama Palace. Non li conosco molto ma ne parlavo con Kevin. Skateano robe piccole ma sono divertenti. Ci sarà sempre un mercato per companies divertenti. Vuoi vedere l’elite che fa robe pazzesche ma è chiaro che ci sono anche persone che vanno a farsi un giro allo skatepark e si divertono a fare un frontside grind, è sempre stato così.

Immagina per un momento di poter prendere un qualsiasi pro skater e di farlo entrare in Toy Machine. Chi prenderesti?
Ora come ora? Brandon Westgate.

Bella la sua parte in Made, mi ha veramente impressionato.
Se avessimo avuto anche Westgate sarebbe stato un video interamente Toy Machine.

Chi è il primo skate artist che hai visto che ti ha lasciato un marchio indelebile?
Chris Miller è stato il primo. Come ti ho detto guardavamo i video di vert skating e Chris Miller era il mio preferito. Non c’era street skating nei video e quindi se facevo un lipslide su una panchina pensavo a lui. Faceva lui le sue grafiche e poi ho realizzato che Gonz faceva le sue grafiche, Neil Blender idem. Anche John Lucero faceva le sue grafiche per Schmitt Stix

La Lucero era stupenda. Così semplice ma allo stesso tempo la identificavi ovunque fosse al volo. Era il “less is more” nello skateboarding, sicuramente.
Si. Quindi quelle persone mi hanno influenzato ma è stato il fatto che Mark Gonzales facesse le sue grafiche che mi ha fatto decidere nel 1990. “Si, farò anch’io le mie grafiche”, l’idea che un kid possa comprare una tavola disegnata da me mi affascina. Ciò mi ha dato una spinta in un certo senso, le mie prime tavole erano proprio brutte. Non ero un artista valido, le facevo e basta.

Ricordo che quando eri venuto a fare demo in Italia disegnavi qualcosa ad ogni kid che ti chiedeva un autografo…
Lo faccio tuttora.

Ti interessi a loro. E’ questa la differenza: invece di fare il fenomeno ti curi di loro.
Non ho mai voluto fare il fenomeno. Per me non significa nulla fare il cool guy. Vengo da un periodo dove essere skateboarder significava essere un tipo strano, un fuori di testa. Ora per quanto possa essere cool non mi dimentico da dove provengo. Per me è più una cosa tipo: “Ok, oggi è giorno di demo e devo fare l’Ed Templeton pro skater, devo andarci, devo parlare ai kids, devo rivolgermi a loro come avrei voluto che un pro si fosse rivolto a me. Se io mi fossi trovato di fronte ad un pro stronzo avrei detto “Fanculo quel tipo, non comprerò mai la sua tavola”. E quindi ci ho pensato: “Devo essere gentile con quei kids, devo chiedergli – Come va?- ed essere simpatico. E’ così facile essere simpatici.

Quando hai visto per la prima volta Mark Gonzales è stato simpatico con te?
E’ un fuori di testa quindi… No non è stato simpatico. Ma non mi importava in quanto lui era The Gonz. Era un tipo strano. A dirla tutta Jason Lee lo ha incontrato prima. Jason aveva mollato la scuola un anno prima di me quindi non andando a lezione era in giro a skateare, ero così geloso. Poi una volta allo skateshop, usciamo dalla macchina per andare a skateare e lui mi fa “Ehi, prendi pure la mia tavola dal bagagliaio!” ed io ho replicato “Prenditela tu!” e da quel momento in poi non gli sono mai piaciuto. Non so, faceva un po’ il capo e il suo atteggiamento “Fanculo ‘sto tipo” aveva un riscontro da parte mia con un analogo “Fanculo ‘sto tipo”. Poi abbiamo iniziato a vederci in contesti di esposizioni d’arte, eravamo nelle stesse mostre. Ma è un fuori di testa. E’ proprio fuori, letteralmente quindi alcuni giorni magari era simpaticissimo, altri invece era rude ma questo è semplicemente come è fatto, ma è questo che lo rende un genio.

Trovi che ci sia una mancanza di ispirazione in questa era? Se è così qual’e’ la causa?
Non penso ci sia una mancanza di ispirazione, penso anzi che ce ne sia in abbondanza. Penso che le fonti per trovare quella ispirazione siano offuscate. Se guardi la tv è tutto un prodotto ma ci sono persone sorprendenti che fanno cose sorprendenti ovunque e non tutte hanno esposizione o fanno sapere in giro cosa stanno facendo. A me dicono “Lo skateboarding deve farti schifo ora, venivi da una generazione cosi cool” o “Non c’e’ più creatività”. Invece c’e’, è che non si vede. Ci sono dei tipi in Texas che si costruiscono degli spot fai da te e delle riviste. Tutta la creatività che lo skateboarding ha sempre avuto è sempre lì, non la vedi in Thrasher, non la vedi negli X Games o in tv, i tipi se ne sbattono se la gente li vede o no. Sono dei creativi, si costruiscono le loro robe e se le skateano in Texas. C’e’ una scena da fuori di testa. C’e’ speranza, c’e’ ispirazione. Non perdo la speranza.

E’ quello di cui c’e’ bisogno: speranza e positività…
Ora due quiz veloci. Dai un voto da uno a dieci a questi skate terrains differenti.

Slalom?
Slalom? [ride] Da uno a dieci? Due!

Fossati?
Amo i fossati. Dieci!

Pole jam?
Non mi sono mai piaciuti i pole jam. Due.

Flat?
Faccio schifo in flat ma penso che sia sempre divertente, Sette.

Skatepark pubblico?
Alcuni sono proprio validi altri non lo sono affatto, dipende. Ne ho skateato uno in Colorado prima di rompermi la gamba che era una terra delle meraviglie ma quelli invece intorno a casa mia non sono il massimo, quindi quel punteggio di cui si parla dipende dal park.

Non classificato quindi. N.C.
Alcuni sono dei 10. Ho skateato dei 10

Ora l’ultimissima domanda.
Dimmi il primo nome che ti viene in mente. Non necessariamente il migliore, ma se ti dico un fotografo?

Tobin Yelland

Un gruppo?
Fugazi

Un eroe old school?
Ehmmm… Pensavo a The Gonz. E’ il tipico che dicono tutti. Tutti dicono The Gonz.

Un artista?
David Hockney.

Un videographer.
Kevin Barnett.

Uno skate magazine?
Thrasher.

Abbiamo finito.
Come mai non mi hai risposto Share Skateboarding?!

Max ‘The Maxiemillion’ Mameli

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