Eric Dressen ITW + bastard bowl sesh

alessandro redaelli

Chiaccherando con Eric Dressen non si ha mai la sensazione di essere in presenza di un personaggio del suo calibro. Stupore, divertimento e sincerità sono caratteristiche che saltano fuori dal castello del suo modo di essere. Abbiamo fatto un breve viaggio all’interno della sua vita degli ultimi anni, cercando di capire cosa motiva Eric come skateboarder, come tatuatore e come uomo: ne è uscito il ritratto di una persona semplice ed umile che porta avanti le sue passioni ed i suoi amori con forza e determinazione. Questo è Eric Dressen.

Itw & Pics by Ale Redaelli
Tnx to bastard store

Benvenuto in Italia Eric, è la prima volta che visiti il belpaese?

No, è la seconda, sono venuto qui con Santa Cruz nel 1989 siamo stati a Milano, Torino e Roma e da allora non sono mai più tornato. Ti confesso che è sempre stato un sogno quello di tornare in Italia per skateare, tatuare e godermi l’arte e la storia di questo paese, che è fonte di ispirazione per i miei lavori.

Come è nata questa cosa dei tatuaggi?

E’ stato grazie a Jason Jesse, durante gli skate tour che facevamo nei primi ’90. Eravamo in Santa Cruz insieme, lui era il mio skateboarder preferito ed era ricoperto di tatuaggi. Quindi non ho potuto evitare di iniziare a tatuarmi. Nel 1999 bazzicavo il negozio di tattoo di una cara amica, non avevo uno straccio di lavoro e passavo ogni singolo giorno lì dentro. Un giorno è capitato che lei avesse bisogno di aiuto, così sono diventato il suo assistente ed ho imparato a tatuare partendo dal livello più basso: pulivo, scopavo per terra, disinfettavo gli strumenti e tutta quella merda.
Era il mio sogno di tatuare, viaggiare e fare tatuaggi orientati allo skateboarding.

Qual è il nesso fra skateboarding e tatuaggi?

Per quanto mi riguarda è stato tutto naturale: da piccolino andavo allo skateshop ed ero affascinato da tutte quelle immagini delle tavole appese sul muro e dagli adesivi… Il tattoo shop è come un skateshop per i più grandicelli.
Mi piace guardare i tattoo come se fossero skate sticker e mi piace trattarli come adesivi, anche se sono per sempre.

Puoi definire il tuo stile come tatuatore?

Quello che mi ispira davvero sono gli skate graffiti degli anni ’90, frasi brutali tipo ‘skate or die’ o roba del genere.
Mi piace rielaborare le tematiche tradizionali della skateboarding graphic e mixare con l’american traditional. ‘Skateboarding vs american traditional’ credo che sia il miglior modo di definire il mio stile, aggiungendo un pizzico di east LA.

Quindi c’è vita oltre lo skaterboarding…

Sì, i tatuaggi sono la mia vita da oltre 15 anni, ma negli ultimi 5 o 6 sono diventati davvero importanti. Mi portano a viaggiare molto: Giappone, Australia ed Europa.
Per me è perfetto perché mi premette di skateare e di incontrare un sacco di gente.
Posso dirti che questa sia la mia nuova vita, anche se non trascuro mai lo skateboarding.
Amico, sto invecchiando a vista d’occhio e voglio cercare di restare con i piedi sulla tavola più che posso.

Intendi che skatei tutti i giorni?

Abito a Venice, certo che skateo tutti i giorni… Venice skatepark, la Combi ed anche il park di Vans ad Huntington Beach.

Sei diventato professionista che eri ancora un bambino, hai vissuto praticamente tutta la storia dello skateboarding: cosa ne pensi dello skateboarding ai giorni nostri?

Adoro lo skatebaording attuale: così tante cose da skateare, una varietà assoluta… Ma poi mi guardo indietro e mi ricordo come era emozionante, ruvido e genuino lo skate quando non c’era nulla. Skateboarding is always good.

Cosa ne pensi delle skateboard graphics moderne?

Ti confesso una cosa: adoro tutti gli oggetti inerenti allo skatebaording: tavole, trucks ruote, grip… Passo parecchio tempo a pensare e studiare le grafiche che andranno sotto il mio pro model e ad osservare cosa fanno le company e gli altri skater per le loro.
Amo molto le grafiche di Santa Cruz perché mi rispecchiano, esprimono lo stile tardo anni ’80 che amo da sempre. Mark Gonzales e Krooked mi fanno continuare ad apprezzare le grafiche contemporanee.

Cosa c’è nel futuro di Eric Dressen?

Viaggi, tanti viaggi. Gli ultimi anni sono stati un vortice di nuove esperienze e nuovi posti visitati. Spero solo di continuare su questa strada!

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