El Santo History X

“Da Skater X Skater” in tutto quello che facciamo, il messaggio è sempre stato questo e spero sia arrivato alla scena…
Mario Marinelli, fondatore e boss di El Santo Skateboards, ci racconta i primi dieci anni della company torinese.

Foto Osde + courtesy El Santo Skateboards

Partiamo dagli albori di El Santo Skateboards… Come, quando e perchè è nata…
El Santo è nata a Torino verso la fine del 2007 da due skater non più tanto giovani: Mario Marinelli e Mattia Rossanino. Era da un po’ di tempo che parlavamo di fare qualcosa, per la scena, per Torino, per noi!
In Italia non trovavamo nessuna realtà con cui identificarci e una di quelle sere alcoliche in giro per la città abbiamo capito che avremmo dovuto far nascere una company di skateboard!

Da dove è spuntato il nome El Santo?
Cercavamo un nome che potesse far capire quanto era importante per noi lo skateboarding, un nome che rispecchiasse quanto era sacro per noi… E quando Mattia mi disse El Santo, El Santo Skateboards, ci guardammo e capimmo che era il nome giusto!



Inizialmente avevi chiara l’idea di come si sarebbe dovuto sviluppare il progetto El Santo?

All’inizio sapevo solo di voler spaccare tutto, andare dappertutto, skateare e rappresentare El Santo e Torino!
Ma come in tutte le cose saltano fuori i problemi, legati a soldi, lavoro, ecc… Problemi che mi ricordavano di stare con i piedi per terra e che la mattina alle 8 dovevo essere operativo.
Il supporto e la presa bene che si erano creati attorno a noi mi hanno dato la forza di crederci e di pensare che il progetto si potesse sviluppare.

Uno dei momenti fondamentali della vostra storia è stata l’evoluzione da realtà piemontese a company nazionale. Sentivi il bisogno di allargare i confini e portare El Santo in tutta Italia?
Ad un certo punto El Santo richiedeva produzione, investimento e attenzione quotidiana. Per portare avanti il tutto dovevamo crescere e ad un certo punto, nel 2012, io e Mattia ci dividemmo e decisi che era ora di farci strada in Italia per poi continuare oltre.

La città di Torino ha sempre avuto un’attitudine hardcore per quanto riguarda le culture underground, dalla musica allo skateboarding. Quanto questo aspetto ha influenzato te e il tuo modo di vedere El Santo Skateboards?
Quanto? Tutto! La Torino hardcore è sempre stata dentro noi e ha influenzato il nostro modo di essere, il nostro modo di vedere lo skateboarding. El Santo eravamo noi, la nostra crew, la nostra mentalità torinese cresciuta in strada, in mezzo a casini e deliri di tutti i giorni.
Tutto il nostro modo di essere veniva rispecchiato in El Santo!

Una delle caratteristiche di El Santo che ho sempre apprezzato è l’importanza che date al gruppo: un team che non è visto solamente come skateboarder riuniti sotto un marchio ma caratterizzato dai valori di una famiglia. Che mi dici a proposito?
Ho sempre creduto che il modo in cui si è cresciuti, dai valori familiari agli insegnamenti della vita, fosse fondamentale.
Già da ragazzino la crew per me è sempre stata una cosa importante: saper rispettare se vuoi rispetto, essere umile e saper condividere quello che hai, mai scappare, si esce assieme e si torna assieme, qualunque cosa succeda!
El Santo ha sempre avuto questa mentalità. Ho sempre cercato di creare fratellanza e mi è sempre venuto naturale farlo.

C’è una skateboard company nel panorama mondiale che hai ammirato e magari è stata fonte di ispirazione per El Santo?
Credo che la company che ho ammirato e che mi ha influenzato più di tutte sia stata AntiHero; quando avevo 21 anni ho vissuto 2 mesi a San Francisco, ero ospite da Frank Gerwer che era già pro x loro.
Quell’esperienza mi ha segnato per molto tempo ed è sicuramente stata di ispirazione per El Santo Skateboards.

Le vostre grafiche sono sempre legate ad un messaggio. Cosa vuol comunicare El Santo alla scena?
Abbiamo sempre creduto nei messaggi delle grafiche. Dalla Dog Life alla Therapeutic series…
La serie Dog’s Life, a mio giudizio è tra quelle più significative, rappresentata dai volti dei cani della crew: street attitude e amore verso il proprio cane.
“Da Skater X Skater” in tutto quello che facciamo, il messaggio di El Santo è sempre stato questo e spero sia arrivato alla scena.

C’è una vostra tavola/grafica a cui sei rimasto particolarmente legato?
La grafica a cui sono più legato è una delle prime due tavole: la Carta dei tarocchi de La Ruota della Fortuna, in cui io vedevo tutto El santo, una ruota che gira e per quanto tu te la possa giocare bene ci vuole sempre anche un pò di culo!

Sin dall’inizio hai venduto le tavole porta a porta, bussando prima agli skateshop piemontesi per poi passare a quelli del nord e centro Italia. Quanto pensi sia importante il rapporto che crei personalmente con un negoziante in quest’era di mailing list?
Ho sempre avuto questo modus operandi nel piemontese e di conseguenza ho cercato di continuare in quel senso anche al di fuori.
Preferisco il rapporto diretto col lo shop, almeno al primo giro.
Ho sempre cercato di muovere il culo e di darmi da fare e credo sia una cosa bellissima avere la possibilità di spiegare chi sei, mostrando i prodotti e cercare di trasmettere la passione che c’è dietro tutto ciò, guardarsi in faccia e stringersi la mano dopo la vendita. Mi ha sempre dato soddisfazione farlo.
Oggi è diverso: ho sempre meno tempo da poter dedicare ai vari giri, si lavora di più con la mail e il cellulare.
Ma sicuramente credo che il rapporto umano sia sempre la via migliore.

El Santo Therapeutic Tour from share skateboarding on Vimeo.

Pensi ci sia stata un’evoluzione o un’involuzione nel panorama delle skate company italiane negli ultimi dieci anni? Alcune sono scomparse, altre che rimangono nel limbo da anni, altre ancora nascono ma non diventano rilevanti…
Che dire… Noi tra poco facciamo 10 anni. Mi dispiace per le company che ci hanno creduto ma hanno chiuso i battenti. Mi dispiace un po’ meno per quelle che nascono, rompono i coglioni e muoiono in poco tempo. Noi facciamo il nostro e speriamo di contribuire a spingere l’evoluzione della scena italiana.

Parliamo del team. Con quale criterio scegli un rider? Credi sia meglio puntare su skater affermati o su nuove leve pronte ad esplodere e far crescere con la company? Pensi che oggigiorno contino anche i like del profilo instagram di uno skater?
Ho sempre pensato che una skateboard company rifletta l’immagine del suo team e si presenti con i trick dei suoi rider.
Il team per me è cosa molto seria!
Skater affermati, nuove leve… Prima di tutto c’è la persona, con il suo stile e la sua coerenza. Amicizia e rispetto sono molto importanti, quindi per la scelta di uno skater mi baso sia sulle sue capacità sulla tavola ma anche molto sul carattere e sul feeling che crea con me e con i ragazzi del team.
La combo perfetta è avere sia giovani spaccaculo che skater affermati con la loro esperienza.
E il discorso di instagram oggigiorno non può passare inosservato ed è giusto che i ragazzi siano operativi anche da quel punto di vista.

Quali sono le difficoltà che affronta una skate company in Italia nel 2017?
Credo che la maggior difficoltà che si affronta sia quella di lavorare in un mercato “mangiato” dalle major.
Anche la gestione dei costi delle trasferte, tra tour è rimborsi, non è facile… Treni, benza e autostrada… I costi sono elevati e non parliamo delle tasse doganali quando ricevo la merce.
Molti skateshop non capiscono un cazzo di skateboarding e altri si fanno le loro tavole, penalizzando le vere skateboard company.
Tralasciando altre cose credo che come difficoltà bastino e avanzino.

L’avventura El Santo spegne quest’anno la decima candelina… Quali sono stati i momenti più significativi della vita della company?
Partiamo dall’inizio…
Il supporto degli shop e della scena torinese fu un flash: io e Matti in giro con il suo furgone a vendere tavole, con Cido che abbaiava. La nostra presa bene fu alla base di tutto.
Toty, Edo, Pietro, Robertino, Palombo, Igor, Roby e le skateate e le trasferte con la vecchia crew di El Santo: sapevi come iniziava ma mai come poteva finire…
Pure i casini sono stati significativi, nel bene e nel male, ma la pelle l’abbiamo sempre portata a casa!
I miei collaboratori più stretti: Flavio Ventre aka Gino e Giorgio Dazzi aka Animal. La loro amicizia e collaborazione fu importantissima nei primi anni.
I salti mortali che facevo per far quadrare i conti.
L’entrata nel team di Mattia Turco e Francesco Salini.

Il primo articolo su 6:00 AM Magazine, con la copertina di Edo in FS Fivo giù da 16.
L’intervista su DJ TV.
Il tour ad Amsterdam per beccare una distribuzione che ci aveva contattato: partimmo in 10 persone per 3/4 giorni e non portammo a casa nè una ripresa nè una foto, pure quello fu importante, mi fece aprire gli occhi su alcune cose.
Il cambiamento da crew a company fu una cosa delicata, con tutti i problemi che portò tale scelta, sia con Mattia che con la scena che ci circondava, ma pure quel passaggio mi insegnò molto e fu un cambiamento significativo.
Il welcome di Lambertucci con il suo FS kFlip a Padenghe, come dimenticare…
La premiere in Bastard a Milano: era la prima volta che uscivo da Torino per presentare un lavoro.
E poi le collaborazioni, i tour, le interviste, l’entrata in gioco della nuova generazione torinese con Pepe, Ubino, Ludo e Iaria.
Anche l’uscita dal team di alcuni e l’ingresso di altri.
Per me è stato tutto significativo, dalle situazioni fighe ad altre più delicate.
E’ stato tutto importante in questi 10 anni, perché ha portato El Santo a quello che è oggi: una vera company di skateboard.

01:18 PM mar, 31 ottobre 2017

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