Dieci anni e più di skateboard photography

Osde

Una decina d’anni dopo la sua prima foto stampata su uno skateboard magazine e altrettanti trascorsi a sopportare vicentini e non della Zucka family, Enrico Rizzato ci racconta la sua esperienza dietro l’obiettivo…

Come sei arrivato alla passione per lo skateboarding e poi a quella per la fotografia?
Quando avevo circa 11-12 anni… Nel mio paese era normale avere uno skateboard Gioca in casa: ne avevo uno rosso con un alieno disegnato sotto. Nessuno che conoscevo sapeva fare altro che spingersi, ma ricordo che già mi prendeva bene.
Poi, un sabato pomeriggio, facendo zapping, sono capitato su Rete 4 mentre trasmetteva California Skate: rimasi shockato. Il natale successivo uno dei regali fu una tavola della Gioca un po’ più seria. L’avevo sempre sotto i piedi, peccato che ero rimasto l’unico del mio paese con questa passione e non conoscendo nessun altro che skateasse e dopo mesi e mesi a provare a “saltare sopra il marciapiedi” senza risultato, mollai il colpo. Dopo un tot di anni, dipingendo, conobbi un ragazzo che aveva iniziato a skateare da poco, non aspettavo altro, mi comprai un set up decente e ricominciai.
Di li a poco entrai in contatto con gli Zucka: era il 2000 o poco più, avevo da poco iniziato a smanettare con una vecchia reflex Yashica di mio zio, per lo più scattavo ai concerti e jam hip hop. Alcuni ragazzi del mio paese snowboardavano con alcuni Zucka e così, per qualche domenica, andai a fare un pò di foto a questi matti che andavano a costruirsi le jump in fresca. Il passo per arrivare a fotografare skateboard e continuare a skateare fu brevissimo, lasciai perdere le foto di snowboard e mi concentrai sullo skateboarding.

Filippo 'Baro' Baronello Over Alessandro Ferreri

Filippo ‘Baro’ Baronello Over Alessandro Ferreri

Quando hai pubblicato la tua prima foto di skateboard?
E’ uscita su 6:00AM, nel 2005, “youngster” di Andrea ‘Marcaietta’ Munari. Prima però ero stato mandato al Quiksilver Bowlrider a Marsiglia. Una bomba di esperienza, indimenticabile. Ricordo benissimo il momento in cui mi contattò Ale Formenti, allora photo-editor di 6:00AM… Non avevo ancora pubblicato niente, avevo in ballo un’intervista a Davide Penzo (mai conclusa e mai uscita) ed un giorno mi arriva una mail dove Ale mi chiede se volevo andare a fotografare il Bowlrider. Rimasi interdetto, tanto che gli risposi al volo con un “ci penso e ti faccio sapere”. Un minuto dopo gli mandai un’altra mail per la conferma. Max Mameli, mai visto prima, fu il mio ottimo compagno di viaggio. Una volta lì mi sentivo in un altro mondo: hotel, pacchetto di benvenuto di Quiksilver, braccialetti con accesso a tutta l’area riservata, free drink e food, fotografare i pro, skateboarding ad un livello visto solo nei video e l’ultima sera io e Max siamo finiti al pub a bere birre con Dave Duncan, Chris Senn, Sasha Steinhorst e non so chi altro. Ero bello gonfio. Cazzo che esperienza, dieci anni fa, altri tempi e altro feeling per le cose.

Jonathan Gallo • Bluntslide to fakie

Jonathan Gallo • Bluntslide to fakie

Dieci anni fa il mezzo principale per la pubblicazione di una foto era la carta stampata, ora invece basta un click e un ‘condividi su Facebook’ per essere protagonisti. Quanto era importante e sudato per te il percorso che conduceva fino alla foto stampata, rendendola così visibile al pubblico?
Bravo, la parola percorso rende bene l’idea. Avere le prime foto su un mag ha segnato da un lato un traguardo e dall’altro un nuovo inizio. Ai tempi non conoscevo nessuno delle mie parti che fotografasse skateboard. I tutorial erano ancora distanti, quindi i consigli utili su attrezzatura e impostazioni varie me li sognavo. Sapevo a malapena chi fosse Andrea Rigano, raramente lo incrociavo ed il mio carattere mi portava a guardarlo con tanto di quel rispetto che manco avrei avuto il coraggio di chiedergli consigli. Quindi l’unica via era studiare sulle riviste che recuperavo e scattare, scattare e scattare.

Matto Matteo • Boardslide • 2003

Matto Matteo • Boardslide • 2003

Le prime diapositive scattate per mettere in piedi un’intervista risalgono al 2003: Matto Matteo Bertolo (progetto poi sfumato). Quel periodo di gavetta è sicuramente servito. Volevo arrivare a pubblicare su 6:00AM e con pazienza, bestemmie, un tot di rullini e ovviamente la disponibilità degli skater (fondamentali e che ringrazio estremamente) ci sono arrivato. Figurati ora se uno ha pazienza di aspettare anche solo un anno per esser pubblicato… troppa fame di “like”. Per non parlare del discorso attrezzatura ‘adeguata’. Diciamo che ho navigato un bel pò nel buio prima di beccare te (se non sbaglio il weekend prima di partire per Marsiglia) e quindi avere qualcuno con cui iniziare a interagire a riguardo. Per questo è stato un traguardo. Il nuovo inizio, invece, perchè significava avere una possibilità di dire la mia con le foto, di far vedere com’era lo skateboarding dalle mie parti. Dovevo essere competitivo, nel senso buono del termine, con tutti gli altri fotografi. Avere la foto di un trick in mano non voleva dire che automaticamente sarebbe stata pubblicata: che trick è? E’ abbastanza peso? Lo skater è su bene? Lo spot è figo? L’inquadratura funziona? E’ a fuoco? Senza contare le incognite dello scattare in pellicola. Tu, Andrè Lucat e Biondani eravate degli ottimi competitor e sempre un passo avanti e io dovevo sgomitare per trovare posto tra il vostro materiale. In parallelo a questo percorso iniziò anche la mia esperienza milanese, durata fino a un paio d’anni fa. Mi trasferii per studiare (qualche mese) e successivamente lavorare nella fotografia. Quindi ero a Milano durante la settimana e la maggior parte dei weekend tornavo a Vicenza. Se ti chiedi perché non ho mai organizzato uno shooting con gente di Milano, la risposta è semplice: perchè c’era già una buona fetta di fotografi che seguiva gli skater della città; io volevo spingere e documentare la mia zona, gli skateboarder a cui ero legato e con i quali skateavo: gli Zucka e tutti quelli che gravitavano attorno e in parte credo di esserci riuscito.

Colin McKay

Colin McKay

Come hai vissuto il passaggio dall’analogico al digitale?
Un trauma… finanziario! Praticamente ho iniziato a pubblicare fotografie di skateboard quando stava iniziando il processo di passaggio dall’analogico al digitale. Non si capiva bene che strada avrebbe preso la fotografia digitale e nel frattempo si lavorava ancora in pellicola. La stessa situazione la stavo vivendo al lavoro, alcuni giorni seguivo shooting dove scattavamo con il banco ottico e medio formato, mentre altri usavamo le prime digitali. Per un attimo sembrava che le cose potessero proseguire di pari passo. È stato solo un attimo. Fatto sta che per me è sempre stata una faticosa rincorsa a stare al passo con i tempi che la tecnologia dettava e detta tutt’ora legge.

Come appare ai tuoi occhi la scena di magazine e fotografi in Italia dell’ultima decina d’anni?
Generalizzando mi vien da dire “beh dai, un pò di carne sul fuoco c’è e c’è sempre stata”. Se la guardiamo nello specifico ho sempre pensato che se si unissero le forze in un solo mag potrebbe venire una cosa top. Utopia. Poi dipende dai punti di vista, da cosa uno si aspetta quando prende in mano uno skate mag e inizia a sfogliarlo. D’altra parte, i fruitori sono di diverse vedute: c’è a chi basta vedere i trick e c’è chi invece sta attento un pò a tutto quello che forma un mag, grafica, impaginato, formato, tipo di carta e ovviamente qualità delle foto. A parer mio una foto non è composta solo dal trick. Inquadratura, luce naturale o flash ed in caso il loro posizionamento, bianco e nero o colore, post produzione. Ci sono un bel po’ di elementi che influiscono. Di gente che fa foto di skateboard mi sembra che ce ne sia, ma forse manca un po’ di consapevolezza di quello che si sta facendo. Sono convinto che una foto di skateboard può essere di più che un trick e due flash messi giù alla buona. Poi, ovvio che questi “pipponi” non possono sempre essere applicati.

Jacopo Carozzi • Bs Smith

Jacopo Carozzi • Bs Smith

C’è una fotografia alla quale ti senti particolarmente legato?
Qui ne ho un po’ per tutti i gusti, dagli sbirri ai preti, alle mission ripetute più volte. I classici. Non ho pubblicato centinaia di foto e sono legato un po’ a tutte. Riguardandole mi tornano piacevolmente alla mente i momenti prima, durante e dopo la foto.
Qualcuna però potrei menzionarla:
La foto di gruppo fatta rientrando dalla prima edizione dello Slord Bowl tour. Sembrano tutti dei modelli professionisti e conoscendo i personaggi la cosa fa molto ridere.

Slordbowl crew

Slordbowl crew

Il drop finito in cover su Baco di Francesco Girardi. Mi sembra durante il secondo Slord Bowl tour: festa smodata la sera prima, dormito non so come, quanto e dove, visto che ci avevano cacciato dal campeggio… Fatto sta che la mattinaseguente, prima di prendere la strada del ritorno, il buon Cesco, probabilmente gasato dalla colazione, composta da non molto più di una siga, decide di fare questo drop in dal tetto. Credo che neanche lui, tutt’oggi, riesca a dare una spiegazione plausibile.

Francesco Girardi • Drop in

Francesco Girardi • Drop in

L’ollie del carrello di Davide Penzo. Una delle primissime foto con l’attrezzatura “nuova” che mi ero comprato con i risparmi. Corpo macchina, obiettivo, flash e trasmettitore. Una delle prime foto “approved” per finire su 6:00AM. Poi Davide si fece male un ginocchio e tutto sfumò. Ma soprattutto perché quel cazzo di garage sotterraneo di un supermercato a Schio, dove faceva un freddo cane, è stato il nostro spot per un inverno! Ci andavamo la sera durante la settimana. Facevamo quasi un’ora di strada per skateare una flatbar, un manual pad una jump e flat a volontà. Però eravamo in ottima compagnia: Adi Castegna, Ongaro, Penzo, Sbrib, Carretta, Buddy (R.I.P.) e Bronca… la Schio bene praticamente. Solo bei ricordi, tra cui quello di aver chiuso il mio primo flip su quel flat… come si dice in questi casi “il primo flip non si scorda mai.”

Davide Penzo • ollie

Davide Penzo • ollie

I soggetti principali delle tue foto sono stati i ragazzi veneti di Zucka: quanto ha influito la loro natura animalesca e festaiola sulla tua produzione fotografica, soprattutto durante gli Zucka tour?
L’influenza è direttamente proporzionale all’età che avanza… Ah ah ah. La quantità di festa forse è un po’ diminuita ma la reazione il giorno dopo è diversa. Marcaietta e Fabietto, passano anche per voi gli anni! Il quanto sia complicato credo lo faccia lo spirito con il quale parti e che ti porti dietro in tour. Ripenso al primo Slord Bowl tour e ai due seguenti, dove già dall’organizzazione, fino alla fine del tour, il mio obiettivo era di portare a casa del buon materiale, c’era qualche sponsor in ballo e ci doveva essere una sorta di “tornaconto”. Magari non tutti i partecipanti capivano questa cosa e gestire 13 persone non era così semplice. Sei sempre in giro a contare quanti trick hai in tasca, i giorni passano, alcuni vanno a vuoto. Un po’ stressante. Negli ultimi tre SlordBowl tour mi sono imbarcato con uno spirito diverso, più tranquillo, della serie: ok, portiamo dietro l’attrezzatura e se c’è la giusta situazione scattiamo altrimenti chissenefrega, si skatea! Il KUHSCHEISSE TOUR 2010 ad esempio è stato una bomba, zero stress e abbiamo comunque portato a casa un po’ di materiale, in pieno stile Zucka (andate a rivedervi il video di Geko!). Mentre quest’anno credo di aver preso in mano la macchina fotografica un paio di volte e risposta dopo 5 minuti, ho portato a casa mezza foto ma son tornato gasato lo stesso.

Icaro Nardi • Bs Crail

Icaro Nardi • Bs Crail

Enrico Rizzato nel 2016, dopo una decina d’anni di skateboard photography…
Il solo pensiero di tutta la gente che ho avuto l’occasione di conoscere mi fa star bene. Poi è normale che in 10 anni ne siano successe di ogni, compresa qualche delusione, ma quelle sono più legate ai comportamenti delle persone; in quel caso secondo me non si parla neanche più di ‘skateboarding’.
Fatto sta che da qualche anno ho decisamente rivisto il modo di pormi con questo tipo di fotografia ed il tempo da dedicargli; diciamo che affronto la cosa in maniera più pacata e ‘casuale’. Poi se contiamo che da tre anni sto seguendo un grosso progetto per un libro di architettura (sperando di chiuderlo quest’anno), le possibilità di scattare si riducono drasticamente.
Parallelamente, quello che mi ha tenuto e mi sta tenendo in ballo con la skateboard photography è questo bel coinvolgimento da parte di Lobster nel loro progetto skateboard; mi piglia bene, c’è un bel clima.
Poi non nascondo che qualche idea in testa c’è sempre, chissà, magari con calma la si mette anche in pratica… E così non si molla mai.

Andrea Marcaietta Munari • Nose bonk

Andrea Marcaietta Munari • Nose bonk

www.enricorizzato.com

Pubblicità
Read also