Rewind // Marco Mina

Deiv

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Gli skateboarder si raccontano attraverso le videopart che hanno lasciato un segno nella storia dello skateboarding italiano.
Il primo protagonista di questa rubrica è Marco Mina, storico skateboarder torinese e la part che abbiamo scelto è tratta da Good Attitudes 2, video di Riccardo Ricci uscito nell’anno 2000.

Marco Mina e Good Attitudes: un connubio nato con l’inizio del video magazine e durato 5 puntate.
Raccontaci com’era filmare a quei tempi, senza smarthphone e social vari…

Beh… Devo ammettere che la mia onnipresenza in tutta la saga GOOD ATTITUDES è principalmente da attribuire all’amicizia che c’è sempre stata fra me e Ricci: dai tempi in cui eravamo nello stesso team della GRAW, alle skateate a Salussola, dalle tante giornate in Piazza Castello ai viaggi affrontati per i vari contest.
Skateando così tanto insieme non era difficile produrre materiale video, e poi a Riky la telecamera non mancava mai.
La mancanza degli smartphone era appunto compensata dal fatto che la telecamera non poteva mai mancare, ma l’assenza dei vari Social Network cambiava veramente tutto nella produzione di un video, più che altro nella condivisione. Se volevamo far arrivare i nostri Good Attitudes agli skater di tutta Italia dovevamo portarci le copie ai contest, o spedirle direttamente a casa.

C’è qualche aneddoto particolare dietro alle riprese di questa videopart?
Sono andato a riguardarmi la part per risponderti a caldo. Gli ultimi due trick sono un kamikaze fs Lipslide e un kamikaze fs Tailslide… Mi rode ancora perché ci sarebbe dovuto essere anche un kamikaze feeble grind (trick di chiusura video) e invece dopo il Lip e il Tailslide chiusi in pochi tentativi, al primo try del feeble andai di stinco (in pantaloncini corti) sulla parte del rail in discesa: senza ombra di dubbio una delle più dolorose cartelle che ho preso negli anni… il classico stinco aperto che sembra una vagina.

Quanto tempo hai impiegato per filmare la video part?
Devo ammettere di non ricordarlo, ma conoscendomi sarà sicuramente bastata una giornata per spot.

Qual è il trick che ti è costato più fatica? E quale ti ha dato più soddisfazione?
Sicuramente gli ultimi 4 trick sul rail del park di Orbassano, ho sempre dovuto sudare il doppio per chiudere uno street trick, ma più è la fatica… più è la soddisfazione di solito.

Com’era filmare con Riccardo Ricci?
Beh…. Riky ha sempre messo molto impegno affinché ci fosse sempre un obiettivo (possibilmente fish-eye!!) pronto a cogliere il trick ed è sempre stato anche molto motivante. Quanti trick dei miei video sono stati fatti proprio per merito suo! Mi conosceva bene e a volte era lui a dirmi: “Oh, Marco, perché non provi quel trick lì… la ripresa verrebbe figa!” E così sono nati trick in posti nel quale magari io non ci avrei nemmeno mai pensato! E questo solo un filmer\skater può farlo.

Ti piace ancora andare in giro a filmare?
Questa domanda capita a puntino perchè il mio filmer di fiducia vive da 10 anni alle Canarie e di conseguenza non c’è stata più occasione di filmare seriamente, ma proprio in queste settimane sono andato a trovarlo a FuerteVentura e abbiamo colto l’occasione di filmare un paio di session, appena uno di noi avrà tempo ne faremo un piccolo editing. E’ stata una splendida esperienza.

Hai iniziato a skateare in un periodo in cui non esistevano molte strutture ma, nonostante ciò, hai sempre avuto un buon rapporto con curve e transizioni. Come mai?
Io credo che lo skating venga per lo più formato dall’habitat in cui uno skater nasce e cresce. Io iniziai alla fine degli anni ’80 e il Piemonte, rispetto a tante altre regioni, poteva ritenersi già fortunato. Avevamo lo skatepark indoor di Salussola, che fu una delle mie prime “palestre”, avevamo poi lo skatepark del Rolling a Torino e miniramp sparse un po qua e la per la regione. Credo che il merito in questo arrivi sopratutto da Paolo Nelzi e al suo sano vizio di fare transizioni ovunque si potesse! Io comunque non ho mai disdegnato di skateare nulla. Se mi portavi alla miniramp a spina, me la skateavo. Se mi portavi al parcheggio in catrame senza nulla da grindare, io me lo skateavo. Se mi portavi alla vert ramp o alla gradinata con curb, io skateavo.

Hai sempre avuto il supporto di diversi sponsor. Com’era il rapporto con loro al tempo?
Gli sponsor? C’è sempre stata grandissima stima reciproca. Io ho sempre preso gli impegni con molta serietà e disponibilità, questo fa parte del mio carattere, e (almeno dalle persone oneste e intelligenti) quando dai BENE ricevi BENE.
…Oppure lo pigli in culo.
Oggi praticamente non ho sponsor (non per mia scelta), giusto un amico che ha uno skateshop online mi supporta senza alcun impegno reciproco ufficiale, e lo ringrazio. Per il resto mi compro praticamente tutto. Anzi! vado ai mercatini dell’usato a cercare skateshoes il sabato mattina!
Credo sia dovuto al fatto che non partecipo a contest e al fatto che frequenti poco gli eventi mondani skate, ma fra lavoro, impegni e progetti, mi avanza giusto il tempo di SKATEARE per godere, per divertirmi e vedere amici e persone care.

Come vedi la scena torinese di oggi?
La scena a Torino è cresciuta enormemente! Abbiamo Icaro Nardi, Edo Maule, Ivan Federico, Ludovico Patti, Lorenzo Ubino e tanti altri skater che spaccano di brutto! La nostra influenza di skater torinesi allround si è fatta sentire a distanza di anni!

Questi ragazzi hanno qualcosa in più rispetto a voi o no?
Se hanno qualcosa in più è puramente materiale: più telecamere, più video, più skatepark, più brand etc etc… Ma ciò che serve per skateare è la voglia! Basta che abbiano quella.

Credi di essere stato o essere un esempio per i più giovani?
Credo di si, lo spero… oggi a Torino abbiamo skater forti in vert, in street e in pool… Credo sia questa la mia “eredita'” lasciata alla scena torinese.

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